La pellettatura (cubettatura) del legno ha fatto parecchi vittime durante gli ultimi anni, per gli innumerevoli problemi che si incontrano nel lavorare un prodotto così difficile. Non tutte le presse cubettatrici sono infatti adatte a questo tipo di lavoro. Non si tratta di lavorare farine come nel caso dei mangimi, ma bensì di cercare di aggregare della segatura che non possiede nessun potere legante e che puo’ stare insieme solo grazie alle estreme pressioni che si generano nella cubettatura. Le presse cubettatrici devono avere robustezza ben superiore alle macchine utilizzate comunemente nell’industria mangimistica, per poter garantire dei costi di gestione compatibili con il prezzo di mercato dei pellets e allo stesso tempo dare al prodotto finale la qualità per una buona e regolare combustione. Il parametro fondamentale per riuscire a cubettare il legno è il tipo di legno, ma soprattutto l’umidità. Infatti sono da considerarsi “cubettabili”, i legni stagionati o comunque che non superano una umidità del 8-15%; legni con umidità più alte dovranno essere essicati. Bisogna inoltre tener conto della quantità di scarti che si producono al giorno di segatura, ceppati o altro, per verificare quanti processi di raffinatura/macinatura servono per ottener la condizione ideale: la segatura.
Normalmente l’investimento è rivolto a:
- “importanti” esigenze di riciclaggio scarti di lavorazione a livello provinciale, regionale o nazionale;
- “importanti” fabbisogni di combustibile ecologico a livello provinciale, regionale o nazionale;
- aziende venditrici/produttrici di segatura fine e secca (fine=esente di trucciolo, praticamente similea farine).
In ogni caso si dovrà essere supportati da una buona rete commerciale.
